Urban simultaneity

Simultaneità urbane. Scenari architettonici ed urbani di Palermo, città densa, stratificata nella cultura, città dai molti volti che raccontano il suo essere, la sua storia.
Le visioni rimandano a “Le Città invisibili” di Calvino e all’arte figurativa cubista e futurista: attraverso la tecnica dell’esposizione multipla la fotografia restituisce immagini di una città interiorizzata che muta, fluida e dinamica, in cui gli edifici e gli spazi sono attraversati da energie vitali sottese. Una e più città si manifestano cristallizzate in una dimensione atemporale.


Moodscapes

Time slows down and photography tells a mood.Inner landscapes, slow like in a dream, other times they are dynamic, simultaneous: the material crumbles, remains the essence of the moment.I love nature, poppies, I love when the sky meets the sea .This project started but I can’t tell when it will be concluded.
Planet Earth , 2014-?

Il tempo rallenta e la fotografia racconta uno stato d’animo. 
Paesaggi dell’anima, lenti che sembrano un sogno, altre volte dinamici, simultanei: la materia si sgretola, rimane l’essenza dell’attimo vissuto.
Amo la natura, amo i papaveri, amo quando il cielo si spegne nel mare.Questo progetto è iniziato, ma so dirvi quando finirà.
Pianeta Terra 2014-?  






Giuseppe Vitrano. Tornitore in legno

Percorrendo via Bara all’Olivella, strada dell’artigianato palermitano a pochi passi dal Teatro Massimo di Palermo, si scorge una porta in ferro pesante sempre aperta, che sia estate, inverno, mattina o sera, è lì sempre spalancata. Da quella porta esce una nuvola di aria fatta più densa e dietro una grande macchina, robusta, un pò vecchiotta, c’è un uomo immerso nel lavoro, tutto impolverato.
Ogni tanto alza il capo e guarda chi passa, compie gesti più lenti e teatrali quando qualche curioso si ferma; è un uomo affabile e gentile, “Mi chiamo Giuseppe Vitrano, puoi chiamarmi Giuseppe”.
Mi invita nella sua piccola bottega, passo fare un salto dalla strada che sono già lì dentro: una piccola stanza piena zeppa di oggetti di legno, utensili di lavoro, un altro tornio più piccolo, un odore intenso di segatura quasi inebriante.
Riesco ad immaginare quel tratto di strada sessanta anni fa e penso per un attimo che nulla sia cambiato da quel giorno in cui il padre di Giuseppe, Gioacchino Vitrano, ultimato il servizio di leva obbligatorio, decise di acquistare un tornio per dedicarsi alla lavorazione del legno.
Quel tornio lavora ancora e ora Giuseppe sta forgiando una piccola asticella che si andrà ad aggiungere alla costruzione di un carretto siciliano, “Questo è frassino - spiega - un legno elastico, lo stesso impiegato nella realizzazione delle bacchette con cui suonano i batteristi”.
Giuseppe è l’ultimo tornitore in legno di Palermo, vorrebbe tanto poter tramandare la sua arte: “Nessuno vuole più fare questo mestiere, mi piacerebbe che qualche giovane venisse qui per apprenderlo. Lavoro solo e per i lavori di intarsio mi aiuta un giovane ragazzo proveniente dalla Tunisia”.
Una foto del padre appesa in alto, la segatura ora copre anche me. Giuseppe riprende gli utensili e torna al suo lavoro, è affascinante vedere il legno che muta la sua forma.
Grazie Giuseppe.

Palermo, via Bara all’Olivella
Marzo 2015


La Coppola Storta

Chiedo a Cristiano se posso scattare delle fotografie. Accenna un si, cominciamo subito a parlare.
La Coppola storta, attività iniziata dal padre di Cristiano, ha trasformato un oggetto emblema della mafia siciliana in copricapo da sfoggiare, ricco di stile e sinonimo di una Sicilia che vuole cambiare. Cristiano cura la vendita nel negozio palermitano insieme alla sorella e ad altri collaboratori, le coppole, invece, sono realizzate a Piana degli Albanesi, paese non troppo distante dalla città, da donne maestre dell’arte del ricamo e della sartoria.
Cristiano mi spiega come riconoscere una vera coppola siciliana: “Questa panciuta è la tipica coppola catanese, quella per cui siamo famosi nei film in tutto il mondo e che è stata copiata dagli irlandesi nella realizzazione del loro copricapo tipico. L’altra, più affusolata, è la coppola palermitana”. I copricapi made in Sicily della Coppola Storta sono realizzati con stoffe pregiate, decorate e ricamate, oppure con materiali riciclati portati dal cliente.
Le “coppole storte” hanno fatto e fanno ancora il giro di tutto il mondo grazie alle fotografie della gente curiosa, alla stampa e alle riviste di moda. Il punto vendita di Palermo non è l’unico, Coppola Storta è presente anche ad Erice, Taormina, Torino e in store nel resto d’Europa.


Palermo, via Bara all’Olivella, Marzo 2015.


Nunzio. Ebanista

La prima volta lo osservo. É riservato, silenzioso lavora, vado via.
Il secondo giorno timidamente alzo la macchina fotografia
“Posso?”
“Si basta che non mi metti su facebook”.
“La metterò sul mio sito, li la vedranno molte più persone, va bene?”.
“Si”.
“Come si chiama?”.
Ride.
“Secondo me si chiama Calogero”.
Mi guarda, ride ancora.
Ex Pompiere, mi parla dei suoi figli.
“Qui passo il mio tempo”.
Io fotografo, si mette in posa. Aspetto i momenti in cui dimentica la mia presenza e torna sul legno, lo accarezza, batte.
“Arrivederci Calogero”.
“Comunque mi chiamo Nunzio”.
“E’ stato un piacere Nunzio”
Palermo, Vicolo Monte S. Rosalia. 
Marzo 2015


Biblioteca itinerante a cielo aperto

Palermo, piazza Monte S.Rosalia.
Il signor Pietro Tramonte osserva, aspetta, sorride a chi passa. Posate le vesti del ragioniere, una volta in pensione, decide di vivere le sue giornate tra i libri e la gente.
Osservatore, bibliotecario, poeta, ha scelto il proprio ruolo in questo mondo: seduto su una sedia sa che qualcuno arriverà portando in dono dei libri, acquistandone altri per pochi euro o barattando e portando con sé parole nuove strette tra le mani.
La biblioteca a cielo aperto la notte rimane lì, coperta da qualche telo verde, aspettando che il nuovo giorno cominci. Il signor Tramonte ha scelto di avere fiducia negli esseri umani: “In questa biblioteca, chi viene trascorre i minuti, le ore, dimenticando tutto il resto”.
Il tempo passa lento e chi conosce il luogo, o qualcuno attirato dal caleidoscopio di libri che spezzano il grigiore degli intonaci, entra nella via e accarezza un libro: qui i testi si sfiorano con le dita quasi fossero un cimelio antico e raro; la gente guarda, scorre, il signor Pietro accoglie ogni passante, abbandona la sedia e dà il benvenuto nel suo piccolo angolo di cielo.
Infinità di stampe. Nessun libro è meno importante di altri: racconti per bambini, storie di alieni, saggi di filosofia, testi illustri, spartiti musicali, il signor Pietro sa che prima o poi qualcuno arriverà e troverà quello che cerca.
Il disordine apparente è disatteso dall’amore con cui i libri sono riposti: “ogni tanto un gruppo di ragazzini viene e mi aiuta a sistemarli, in cambio dico loro di scegliere qualche libro che porteranno a casa. Sono felici”.
“Torna con una parola, scriverò una poesia per te”
Trascorso qualche giorno, torno.
Piove un pò.
La parola è HUMANS!

Gennaio- Marzo 2015

1
Using Format